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La merendina, una tradizione tutta italiana

La merendina italiana

Il momento della “merenda” è una prerogativa tipica dell’alimentazione dei Paesi mediterranei, Italia in testa. Infatti nel nostro Paese la merenda è oggi considerata – a tutti gli effetti – un pasto, seppur di piccole dimensioni rispetto ai due principali. Secondo una recente ricerca Doxa – Aidepi, nella top five degli alimenti consumati a merenda dagli italiani, al primo posto c’è la frutta, seguita da yogurt, snack salato, piccolo panino e merendine.

A dare importanza alla merenda sono anche gli spagnoli che, nel tardo pomeriggio, quando arriva un po’ d’appetito o si ha voglia di uno spuntino, consumano una “merenda” composta da torte, biscotti e dolciumi accompagnati da caffè nero o con “leche”. E anche i francesi che, invece a metà mattina e al pomeriggio, consumano una “gouter”, ovvero la “merenda dei bambini”, a base di pane e cioccolata, o croissant o brioche. Mentre gli adulti non rinunciano alla “casse-croute”, vero e proprio “spuntino dei lavoratori”, a base di sandwich, mangiato intorno alle dieci del mattino.

In Germania invece non c’è una vera e propria tradizione legata alla merenda. Qui il pasto serale –‘l’Abenbrot’, ovvero ‘pane della sera’ – è molto anticipato rispetto al nostro, intorno alle 18,30, ed è a base dei formaggi, affettati e pane, accompagnati da birra. Più tardi, invece, dopo le 22.00, si mangiucchiano ‘salatini e dolcetti’.

4 italiani adulti su 10 saltano la merenda – Un campanello d’allarme arriva da una recente ricerca Doxa – Aidepi che ha evidenziato come oggi 4 italiani (adulti) su 10 saltino la merenda (sia lo spuntino di metà mattino che quello di metà pomeriggio). Va detto che tra quelli che la fanno, pari a circa 30 milioni di persone, quasi la metà sceglie sempre e solo il dolce che è connaturato nella nostra percezione di gratificazione. Ma perché è cosi importante non saltare la merenda? “Distribuire l’alimentazione quotidiana in un certo numero di pasti, afferma il Prof. Marcello Ticca, libero docente e specialista in Scienza dell’Alimentazione – è consigliabile per il benessere generale dell’organismo. Chi consuma la stessa dieta ma distribuita su cinque pasti, finisce per avere livelli minori di colesterolo nel sangue, una glicemia e un’insulinemia più basse, una migliore tolleranza al glucosio, minore peso corporeo e minore adiposità, quindi minore rischio di malattie cardiovascolari e di diabete. Va sottolineato come lo spuntino di metà mattina non debba essere eccessivo al fine di evitare di arrivare al pranzo con poco appetito, ma sia comunque utile per un miglior rendimento nelle ultime ore della mattinata. Quello di metà pomeriggio è ancora più importante e deve servire, ad esempio, per non cadere in atteggiamenti tipici dei giorni nostri, come la spasmodica ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti, di qualunque cosa si tratti, prima di cena quando si rientra a casa”.

Le origini della merenda in Italia – Ragionando sull’etimologia del termine “merenda” (dal latino “merere”, che significa “meritare”) si comprende facilmente che in principio questo spuntino non occupava uno spazio consolidato, come il pranzo e la cena, nel piano dei pasti giornalieri. Bisognava meritarsela…Oggi le mutate condizioni socioeconomiche e i cambiamenti dello stile di vita hanno portato a considerare un modello più salutare e a suddividere l’alimentazione giornaliera in cinque pasti nell’arco della giornata.
“Merenda, afferma Sergio Grasso, antropologo alimentare, è qualcosa che si è meritato… qualcosa che vale come ricompensa per un compito fatto, per una fatica che si è sopportata. La merenda è quindi una gratificazione funzionale, con un’alta carica di utilità per chi la consuma, data in premio per aver svolto qualcosa. Tutto questo rientra nella bella abitudine di consumare più pasti durante la giornata, cinque, due cospicui e tre breakfast, tre ‘rompifame’, che hanno la funzione di portarci alla fine della giornata con un carico calorico e nutrizionale adeguato e con una gratificazione che risponde alla necessità, ai gusti e alle abitudini di ognuno”.

Il mercato della merendina italiana – Come la merenda anche le merendine sono un alimento tipico, quasi esclusivo, del mercato italiano. Figlie legittime della tradizione dolciaria di casa nostra, in nessun altro Paese europeo esistono prodotti definiti con questo nome. Quando traduciamo in un’altra lingua questo termine, dobbiamo, infatti, per forza, ricorrere ad un’intera frase per spiegare di cosa si tratta: “piccoli prodotti dolci da forno monoporzione”. Ne esistono tre diverse tipologie, che riprendono appunto ricette e ingredienti dai tipici dolci che facevano le nostre nonne: pasta sfoglia, base pandispagna, base pastafrolla. Secondo una ricerca Doxa – Aidepi nel nostro Paese il 38% degli italiani sono consumatori di merendine e lo fanno in media due volte a settimana. Gli “habitue” di questo prodotto soprattutto under 35 (il 59%) che alla merendina non sanno proprio rinunciare. Le merendine più amate dagli adulti sono le stesse che mangiavano da piccoli, a confermare un forte legame emozionale verso il prodotto: in testa quella tipo brioche seguita da quella a base di pasta frolla, tipo plumcake e a base di pan di spagna. La merendina si colloca nella “top five” degli alimenti che i genitori danno ai propri figli preceduta da frutta, in testa con il 51%, yogurt (42%), snack salato (28%), e panino (24%).

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