Il 41% della popolazione italiana,  pari a circa 25 milioni di persone, senza arrivare allo sport, non solo non...>


"Il consumo di piccoli pasti, commisurato al dispendio energetico di ciascuno, può contribuire a regolarizzare...>

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Il qui pro quo nasce in America verso la metà degli anni Ottanta, quando l'obesità dilagante dei bambini fomentò una vera e propria campagna anti snack.
Ad essi si attribuirono le responsabilità dell'obesità dilagante nelle nuove generazioni di giovanissimi. In realtà chiunque abbia viaggiato negli USA ha potuto toccare con mano quale sia il modo di mangiare dei nostri concittadini d’oltre oceano occupati a divorare in ogni momento della giornata cibi, dolci e bevande ricche di zuccheri in porzioni smisurate. È comprensibile quindi che il grido d'allarme da parte di medici e autorità sanitarie si sia partito proprio da quel paese dove la situazione lo giustificava davvero e dove gran parte della popolazione è tutt’oggi in soprappeso.

La notizia, come spesso capita, si trasferì direttamente e senza mediazioni in Italia, dove la traduzione del termine "snack" che significa letteralmente "fuoripasto" in merendine creò con l'aiuto dei media una vera e propria demonizzazione di questi prodotti che in Italia, i dati di mercato e alcune ricerche di consumo sui ragazzi condotte ad hoc lo provano, sono stati sempre utilizzati con moderazione e durante la merenda o la prima colazione.

Le merendine industriali sono state così accusate di instaurare abitudini alimentari sbagliate nei ragazzi ,di essere alimenti poco sani e scarasamente nutrienti e di essere poco sazianti inducendo quindi a consumarne troppe. Come conferma Gianni Tomassi professore di biochimica e di nutrizione all' Università della Tuscia di Viterbo "anche molti medici e pediatri, oltre ai giornalisti sono tuttora convinti che le merendine non siano un alimento adatto alla merenda dei ragazzi perché troppo caloriche e ricche di grassi tanto da provocare danni al metabolismo e favorire l'obesità infantile.
 
 
 
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