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Anni ‘50
Il primo fu il "mottino". Un panettone mignon lanciato sul mercato negli anni '50, a pieno diritto considerato il capostipite di tutte le merendine.
Anni ‘60
La vera svolta culturale arrivò però dieci anni dopo con il "buondì", la prima tra le merendine confezionate che sostituì la classica brioche consumata al bar insieme al cappuccino. Il suo successo consiste nell'impasto a lievitazione naturale, che richiama la classica colomba pasquale, della quale il "buondì" conserva la glassatura all'amaretto e la guarnizione di granella di zucchero. A seguire, grande successo lo ottenne il "pandorino", altra riduzione in formato monodose del tipico dolce natalizio veronese. Poi fu la volta delle torte casalinghe: nel 1961 nasce la brioss, soffice trancino di pandispagna, farcito con marmellata di albicocche o ciliegie. Siamo nella fase della prima generazione della produzione di merendine.
Anni ‘70
In questi anni entrano nelle case degli italiani le merendine a base di pandispagna farcito o ricoperto con il cioccolato. |
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Due esempi per tutti: la "girella" e la "fiesta". Nel 1977 è la volta del "saccottino", lievito farcito all'albicocca, al cioccolato o alla crema e della "crostatina", una mini torta di pasta frolla proposta con marmellata o cioccolato.
Anni '80
Con gli anni '80 le merendine entrano nella seconda generazione, ovvero si adeguano alle esigenze nutrizionali dettate anche da una rinnovata attenzione dei consumatori italiani per l’alimentazione sana e un corretto stile di vita. |
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