Faccio merenda e torno bambina
25.03.2018

“Nascondino”, “Palla per”, “Strega comanda color”, i pattini a rotelle, le gare in bici e in discesa libera, le ginocchia sbucciate e doloranti, le sfilate sul prato delle barbie e le “ninnate” ai bambolotti in carrozzine mignon, le mani sporche,  e i nasi asciugati sulle maniche di magliette stropicciate e un po’ vissute.

Ogni cosa della mia infanzia è racchiusa in un cassetto speciale: una fetta di pane che viene tagliata quasi in modo sacrale da mia madre, con il coltello solo per lui. Che non si poteva usare se non per lui, che era sempre fresco e scricchiolante, che profumava di purezza, desiderio e sacrificio di chi si svegliava con la complicità della notte per lavorarlo e cuocerlo.

Che veniva mangiato di soppiatto prima di cena, che non si poteva fare a meno di averlo a tavola. Poi quella fetta di pane accoglieva generosa una cascata morbida di crema alla nocciola che pregavo sempre l’indulgenza materna di metterne in abbondanza, di sentire tra le mani il peso e la voglia matta di iniziare ad assaporare densità, dolcezza, croccantezza.

Era il mio momento di estasi sublime. Non importava se stessi facendo il gioco più bello dell’universo.

Il richiamo di mia madre alla merenda fermava le lancette dell’orologio, era un canto delle sirene, mi ipnotizzava e prendeva in modo passionale per la gola.

Le grida dei miei amici, le risate e il trambusto che echeggiavano quasi serpeggiando piano dopo piano del mio palazzo per arrivare fino a me non bastavano a distogliermi dal quel momento magico in cui mi rilassavo, prendevo fiato, pensavo e mi incantavo.

Ancora oggi ci penso quando esco dal forno vicino casa mia.

Annuso il pane appena comprato, abbandono l’olfatto alla sua fragranza, ne assaggio un pezzetto e aspetto il pomeriggio. Quell’ora in cui rivedo mia madre “chiamarmi all’ordine”.

Prendo il barattolo di crema alla nocciola, la spalmo con nostalgica lentezza.

E, per un istante, torno bambina.

Autrice: Deborah Papisca [Oasi delle mamme]