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Mottino & Co, ecco le merendine che hanno fatto la storia

Il dolce, prima gratificazione universale – “L’innovazione non è altro che la tradizione che ha fatto fortuna”. La chiave del successo delle merendine storiche, secondo l’antropologo alimentare Sergio Grasso, ovvero le ricette della nonna traslate in prodotti da forno confezionati. Inoltre la tecnologia alimentare contemporanea garantisce al consumatore una maggiore salubrità del prodotto dal punto di vista igienico e delle materie prime e non necessariamente prodotti industriali diversi, per qualità, da ciò che viene fatto in casa. La memoria evocativa non mente. Il dolce è il primo ricordo fin da piccolissimi. Le papille gustative che identificano il gusto del dolce, infatti, si trovano sulla punta della lingua e ricordano il contatto con il latte della mamma. Il dolce è connaturato nella nostra percezione di gratificazione, un piacere di cui è responsabile una piccola ghiandola a forma di mandorla che si chiama amigdala e che ha sede nel nostro cervello. Ecco perché la ricetta delle merendine che hanno avuto maggior successo sono a base di farina, uova e zucchero.

Il Mottino e il Buondì – Negli anni ’50, su intuizione di un pioniere come Angelo Motta, nasce un panettone in versione mignon, vero capostipite di tutte le merendine, che prende il nome di Mottino. Nel 1953 il Mottino si trasforma nel Buondì. Un vero e proprio fenomeno culturale e di costume, che svela le potenzialità di un nuovo mercato fino ad allora inesplorato. A distanza di sessant’anni il Buondì resta uno dei capisaldi della colazione all’italiana. A cosa dobbiamo questo successo che perdura negli anni? Sicuramente nell’impasto a lievitazione naturale e nel processo produttivo originale che richiama uno dei dolci più tipici della tradizione italiana: la colomba pasquale, della quale il Buondì conserva la glassatura superficiale all’amaretto e l’inconfondibile granella di zucchero.

Kinder Brioss e Kinder Fiesta –Negli stessi anni, oltre ai dolci tipici delle feste come i prodotti di Bauli, ad essere riproposte sotto forma di merendine sono soprattutto le torte casalinghe, dagli ingredienti semplici e di facile lavorazione, che diventano per l’industria dolciaria italiana lo spunto per le merendine di “prima generazione”, a base, cioè, di pasta margherita, pandispagna e pastafrolla, variamente farcite con confettura o cioccolata. Come dimenticare il mitico Kinder Brioss? Oggi ha 60 anni e può fregiarsi di esser stato uno dei primi prodotti di successo della Ferrero, nata appena 15 anni prima: il segreto è nel soffice trancino di pandispagna, semplice negli ingredienti e nella lavorazione proprio come un dolce casalingo. Nello stesso anno, il 1961, arriva anche un altro grande classico dell’azienda dolciaria di Alba, il Kinder Fiesta, con il suo intramontabile jingle pubblicitario. Chi non amava quel morbido pandispagna con una bagna al profumo di arancia e curacao ricoperto di cioccolato? Una ricetta sofisticata resa possibile dall’innovazione tecnologica.

La Girella e il Saccottino – Dieci anni più tardi, sulla scia del successo della Fiesta, arrivano altre merendine a base di pandispagna farcita o ricoperte con il cioccolato. Nel 1973 ecco la Girella, prima vera merenda golosa dedicata ai più piccoli, entrata nella storia del costume per l’inconfondibile forma a spirale. Nel 1975, arriva Kinder Brioss, la merenda che unisce la sofficità del pan di spagna lievitato naturalmente al nutrimento di una ricca farcitura di latte, ideale per il break di metà mattino dei ragazzi a scuola. Nel 1978 l’uscita sul mercato del Saccottino, brioche lievitata all’albicocca e la Crostatina in versione marmellata e cioccolato, segna l’inizio dell’era delle amatissime merende prodotte in casa Barilla, ovvero la Mulino Bianco.

Lo Yo-yo, i Tegolini e le Camille – Agli inizi degli anni ‘80 si affermano sul mercato anche Kinder Colazione Più (1981), fatta con cinque diversi cereali con un pizzico di cacao, i Tegolini (1983) e i Soldini (1986), gustosi pan di spagna farciti e ricoperti al cioccolato. Un altro successo che oggi ha ben 35 anni è lo Yo-Yo, che, grazie a una innovativa tecnologia produttiva, riproduce in versione dolce (al cioccolato!) la forma del panino. Un successo dettato dal fatto che proprio in quel periodo i giovani iniziano a frequentare le prime paninerie e le fanno diventare classico luogo di ritrovo. E come dimenticare Kinder Delice, che nel 1985 è riuscito nell’ardua impresa di mettere d’accordo mamme e bambini? Sul finire del decennio inizia una nuova generazione di merendine, complice una nuova consapevolezza degli aspetti nutrizionali dei consumatori: le merendine si adeguano a uno stile di vita più sano e nelle ricette si iniziano a menzionare tra gli ingredienti le fibre e lo yogurt. È l’era delle Camille, soffici tortini alle carote e mandorle e dei Plum cake, ammorbiditi dall’ aggiunta di yogurt, entrambi del 1989, capofila di questa nova generazione di prodotti.

Kinder Fetta al Latte e Kinder Pinguì – Arriviamo agli anni Novanta con un’ulteriore rivoluzione: prodotti leggeri e nutrienti. Ad emergere fra le tante sfornate dall’industria del dolce, sono le merendine refrigerate con latte fresco pastorizzato (Kinder Fetta al Latte, Kinder Pinguì e Kinder Paradiso). Ma sono anche gli anni di due altri prodotti di grande successo: nel 1995 arriva Yogo Brioss e nel 1997 arrivano i Flauti. In entrambi il segreto è nella semplicità. Sul finire degli anni ‘90 nasce anche la Croissanterie Bauli che interpreta un classico della prima colazione, il croissant appunto, morbido, gustoso e digeribile grazie alla lenta lievitazione naturale.

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